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Marco Damilano, La Repubblica del Selfie


Edito da Rizzoli, Ŕ uscito il nuovo libro del giornalista de L┤Espresso e collaboratore di Gazebo.
Francesco Vergendo 18 Giugno 2015 Condividi
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fonte: rizzoli.eu
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 Il Vuoto ed il Moto. Tutta la storia repubblicana degli ultimi 40 anni può essere descritta da queste due parole. Il Vuoto di potere che rende l´Italia un “paese scalabile” (Renzi dixit) ed il Vuoto come distacco tra la società e la politica. Per sfuggire a questo destino. quasi inesorabile. si manifesta il Moto, per reazione, per cercare di correre veloce, dietro una società in continua mutazione.

La frattura che stiamo vivendo negli ultimi anni è molto più profonda di quella del 1992, che portò ad un cambiamento solo giudiziario e non politico. Il passaggio tra la prima e la seconda Repubblica in realtà non è mai avvenuto. “Dobbiamo rottamare la generazione del Sessantotto che dipinge se stessa come l’unica che ha gli ideali, l’unica Meglio Gioventù che ci sia mai stata. No, ci siamo anche noi.” Forse è questo il riassunto dello storytelling renziano, della rottamazione generazionale, che per essere compreso nei suoi dettagli ha bisogno di essere contestualizzato. Per Marco Damilano, giornalista con formazione storica, il contesto è fondamentale. Serve a capire le particolarità delle varie situazioni, ma anche a comprendere l´univocità del disegno generale e le analogie tra situazioni apparentemente distanti, storicamente e culturalmente.

La Repubblica nasce in seguito al referendum del 2 e 3 giugno 1946 e in seguito all´Assemblea Costituente ed alle prime elezioni, assume come suo perno la rappresentanza. Il sistema elettorale proporzionale garantiva ai tre grandi partiti di massa (Democrazia Cristiana, Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano) la presenza nelle istituzioni e nei centri di potere. Ma esisteva un quarto partito, non presente in Parlamento ma comunque influente. Il quarto partito nasce in seguito al ritorno di De Gasperi da Washington, in cui scaricò socialisti e comunisti e ottenne dagli Stati Uniti importanti fondi per la ricostruzione post-bellica, il famoso Piano Marshall. Questo partito era il partito dei soldi: finanzieri, banchieri, imprenditori con cui ogni Governo doveva scendere a patti.

Nella fase della rappresentanza ogni classe sociale aveva il suo punto di riferimento: la classe operaia con il Pci, il ceto medio con la Dc ed il capitalismo con il quarto partito. Il Patto storico su cui si reggerà la Repubblica per anni è proprio questo: “l´alleanza tra i partiti popolari, che raccolgono i voti, e il partito del Capitale che garantisce la tenuta dell´Italia sul piano internazionale. Con una certa dose di approssimazione: i poteri forti.”

Il passaggio dalla rappresentanza alla rappresentazione è sfumato, individuabile in momenti diversi tra loro: il primo è l´avvento di Amintore Fanfani, eletto Segretario della Dc nel 1954 e autore della prima rottamazione all´interno della nomenclatura democristiana. Fanfani è il primo leader dell´Italia repubblicana che non disdegna la personalizzazione della politica, la costruzione del mito di se stesso.” Elementi che ritroveremo successivamente anche in altri personaggi. Comincia l´epoca della Rai pedagogica, Mamma Rai come strumento di collegamento per tutta la penisola. Strumento utilizzato anche dallo stesso Fanfani per portare in tv il dibattito politico. Nel 1960 comincia l┤era delle Tribune Elettorali, dove i politici di tutti i partiti cominciavano a confrontarsi sul piccolo schermo. Cominciano ad assumere importanza crescente gli strumenti comunicativi.

Ma il 1960 è anche l´anno del Governo Tambroni (primo Governo votato anche dal Movimento Sociale Italiano), famoso soprattutto per i fatti di Reggio Emilia, che ne segneranno la sua fine. Si intravede un distacco, un Vuoto che comincia a crearsi: il politico di professione - con le tentazioni presidenziali e autoritarie - contro la piazza, non rappresentata dai partiti, a guidare la protesta.

I primi anni sessanta sono caratterizzati soprattutto dal centro-sinistra di Moro (che porterà il Psi di Nenni al Governo) a cui si contrappongono, nell┤ombra, i progetti golpisti del Piano Solo. Questi non andranno mai a segno, ma porteranno al ridimensionamento del programma di centro-sinistra. Dopo di esso, il Vuoto, culminato con la Strage di Piazza Fontana del 1969 e la mancata emanazione dello Stato di emergenza da parte del Presidente del Consiglio Mariano Rumor, che avrebbe portato l´Italia verso una svolta autoritaria. Stato e società civile sono sempre più separati.

Cominciano gli anni settanta, gli anni di piombo e delle stragi all´interno della cosiddetta "strategia della tensione"Il 12 maggio 1974 si è votato il referendum abrogativo della legge sul divorzio, con la Dc convinta di una facile vittoria ed il Pci di una facile sconfitta. Nonostante la forte campagna elettorale di Fanfani, a sorpresa, il 60% degli elettori vota No, in difesa del divorzio. Per la prima volta l´Italia risulta cambiata, irriconoscibile alla stessa classe dirigente. Sembra a tutti una svolta laica, non per Pier Paolo Pasolini, il quale sul Corriere della Sera scrisse che “I valori positivi dei ceti medi sono i valori dell´ideologia edonistica del consumo.” Una profezia. Il 1975 è l´anno del Pci, che grazie al voto dei giovani, dei nuovi maggiorenni, alle Elezioni Amministrative entra in massa in molti dei Consigli Comunali più importanti, esprimendo anche un buon numero di sindaci. La fine degli annni settanta è rappresentata da due corpi, due cadaveri. Prima Pier Paolo Pasolini, colui che teorizzò il Vuoto di potere e poi Aldo Moro, con cui naufragò il progetto del compromesso storico.

Gli anni ottanta accentuano la divisione a sinistra tra il popolo che vuole rappresentarsi da sé, in piazza con associazioni, circoli e movimenti extraparlamentari e il nuovo Psi di Craxi, vero protagonista del decennio e importatore anche all´interno dell´ala progressista del dibattito sul presidenzialismo, scontrandosi con la paura dell´uomo forte. Il Pci, invece, dopo la morte di Berlinguer si trova in grande difficoltà, non riuscendo più ad intercettare la modernità della società come solo un decennio prima era in grado di fare e sconfitto dal Psi nel Referendum del 1985 sulla scala mobileDopo la rottamazione di Fanfani, troviamo in Craxi un altro punto di collegamento nel nostro percorso che porta alla leadership di Renzi. Secondo Damilano (e non solo) “Il craxismo anticipa la Leopolda.” Il Psi diventa un “partito fondato sul carisma personale del suo leader piuttosto che su apparato, ideologia e programma”, scrivono gli analisti. In realtà, il Psi di Craxi non otterrà mai dei forti consensi, attestandosi sempre attorno al 10% circa dei voti, ma risulterà fondamentale per garantire la governabilità del “Pentapartito”, inserendosi nello spazio lasciato tra la Dc ed il Pci, ottenendo la Presidenza del Consiglio per sé e importanti Ministeri per altri dirigenti socialisti. “Bettino Craxi è il primo leader a investire sul Vuoto e sul Moto.” Vuoto di potere e Moto riformatore.

Ma con gli anni novanta, tutto questo è destinato a finire. Il debito pubblico decolla, gli scandali giudiziari si fanno sempre più forti (inizia Tangentopoli), vengono uccisi Falcone e BorsellinoI grandi partiti della prima Repubblica vanno in frantumi, ma tutto questo non porterà ad un nuovo sistema, la rivoluzione rimarrà solo giudiziaria poiché “non c´è una nuova generazione che preme.” Il 1992, dicevamo, non è una rivolta di figli. È piuttosto una guerra civile di padri.” Da queste ceneri nasce Forza Italia. Berlusconi ed il berlusconismo, che non rappresentano alcuna novità, nessuna rivoluzione. Piuttosto, si tratta del compimento di un progetto: l´uomo di successo della Meglio GioventùBerlusconi sembra l´alternativa agli anni di piombo. Eppure, a ben vedere, nessuno rappresenta meglio di lui il filo che unisce e collega le illusioni dei decenni precendenti agli anni a colori.” Il sogno realizzato, l´imprenditore di successo che ce l´ha fatta. “Dopo è solo il Vuoto, mascherato da Moto.” Si realizza la massima consacrazione della rappresentazione, la rappresentanza è completamente dimenticata.

Arriviamo al 2011, l´anno della Grande Crisi e del governo tecnico. L´anno in cui Matteo Renzi, all´epoca sindaco di Firenze, dichiara di essersi reso conto della scalabilità dell´Italia. Ci saranno le Primarie del 2012, perse da Renzi e vinte da Bersani. Le Elezioni Politiche del 2013, vinte da Grillo e “non vinte” da Bersani. Fino ad arrivare alle successive Primarie del 2013, con cui Renzi diventa Segretario del Pd. Sabato 22 febbraio 2014 Matteo Renzi giura da Presidente del Consiglio, cinquecentoventisette giorni dopo la candidatura alle Primarie 2012. L´Italia è stata scalata.

Nasce la Repubblica del Selfie, con il suo modo di comunicare diretto, senza intermediazioni. Dalla rappresentazione all´autorappresentazione. Salta ogni forma di mediazione: comunicativa, consociativa, partitica. Il suo modo politico di agire ricorda il Principe di Machiavelli, nella sua versione pop. “Quello del fiorentino Renzi è un machiavellismo da House of Cards, più che il duca Valentino, il modello di riferimento è l´ambizioso, spregiudicato politico americano Frank Underwood.” Dopo il novecento, secolo delle grandi ideologie, ora è rimasto solo il potere fine a se stesso. Ciò che servirà a Renzi, sarà un rivale all´altezza, capace di stimolare la competizione, che altrimenti rischia di diventare vuota. Il potere fine a se stesso  crea il pantano, l´immobilismo.
Costruire la possibilità che ci sia un´alternativa a se stesso. Che l´Italia resti un paese scalabile, non più nel Vuoto, però.”
Questa è la grande sfida di Renzi e del renzismo. Questa è la grande sfida della “Terza Repubblica.”

L´Autore

Marco Damilano è inviato di politica interna de L´Espresso. Collabora alla trasmissione Gazebo su Raitre ed è spesso ospite in numerose trasmissioni di approfondimento politico. Tra i suoi ultimi libri: Eutanasia di un potere (2012) e Chi ha sbagliato più forte (2013).


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